sabato 21 settembre 2013

Il perché di una crisi

Ho capito che quasi nessuno ha compreso la mia crisi di qualche giorno fa. Quando spiegavo quale fosse il mio punto di vista sul mio futuro e su cosa volevo fare, quasi tutti si sono limitati a dirmi che avrei dovuto finire l'università (mancano solo 3 esami no? E che ci vuole?), che non potevo gettare tutto quello che avevo fatto finora (o meglio, fino a 2 anni fa), che me ne sarei pentita, che quest'altra laurea mi sarebbe potuta servire un domani... Solo due persone hanno appoggiato (e forse capito sul serio) quello che provavo dentro di me.
Io stavo letteralmente impazzendo perché ho capito che la vecchia strada (laurea in giurisprudenza e carriera di avvocato) non era più la mia strada. Che proseguire per quella via non mi avrebbe condotto a nulla. C'è una nuova me ora, che forse ha trovato una strada più concreta. E che vuole seguire la nuova via. Vuole concentrarsi e impiegare tutti i suoi sforzi per seguire il nuovo itinerario. La malattia è servita anche per questo, a farmi capire che la strada verso cui mi ero incamminata... non era quella che avrei dovuto percorrere.
Credo molto nel destino... Sono una fatalista e penso che niente succeda per caso... Io avverto delle sensazioni dentro di me, che mi dicono cosa devo fare e dove devo andare. Le ascolto da un po' e sono intenzionata ad obbedire loro.
Quando mi sono scontrata con i miei genitori, negli ultimi tempi, mi sono resa conto che loro hanno inconsciamente cancellato il periodo della mia malattia. Parlano come se nulla fosse mai accaduto, come se quei due anni non fossero mai esistiti. Anch'io ho avviato un procedimento simile, penso sia autodifesa. Però, a differenza loro, porto le conseguenze di quel periodo dentro di me. E non posso ignorare i cambiamenti avvenuti nella mia vita.
La mia esigenza principale, al momento, è quella di fare tutto ciò che desidero, senza perdere tempo. Odio perdere tempo. La malattia mi ha insegnato che il tempo è precario e indefinito, che può scadere quando meno te lo aspetti o quando non te l'aspetti proprio. E' una delle conseguenze più evidenti che abita dentro di me.

8 commenti:

  1. Sono sicura che, se avessero potuto, i tuoi genitori avrebbero vissuto la malattia al posto tuo. Ma non é possibile, hai dovuto vivere tutto tu sulla tua pelle perché la vita é tua. Ora, anche in questo momento di scelte e decisioni, devi essere tu la protagonista della tua vita....non può essere altrimenti! L'istinto é quello che ci salva!! Un abbraccio. Alessia

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    1. condivido Alessia ed è quello che sto cercando di fare, tenendo in considerazione le possibilità e le scelte che non facciano soffrire nessuno. Un abbraccio anche a te

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  2. Barbara sii coraggiosa e fai quello che senti. Bacio

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  3. E' difficile che chi vive intorno a noi capisca realmente cosa si è passato. Lo buttano dietro le spalle, sei viva, basta quello, tutto il resto è andato, puff, sparito...Ma dentro te le cicatrici ci sono, sono ben visibili, ma non perchè tu lo voglia, perchè è così e basta e la prospettiva del futuro è cambiata, non è più quella, nulla è come prima, ma tutti lo vorrebbero...
    E' difficile essere egoisti, la maggior parte delle volte si fa quello che si deve, nn quello che si vuole...

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    1. Io ho scelto di essere anche un po' egoista. Penso di meritarmelo, no? :-)

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  4. Che fatica avere un figlio straordinario!!!
    ;)
    Un abbraccio grande grande.
    Enrica.

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