venerdì 23 agosto 2013

In ricordo di un amico

Ti sei ammalato un mese prima di me, quando ancora ero mille miglia lontana da tutta la sofferenza che mi sarebbe piovuta addosso poi. Abbiamo affrontato le cure insieme, abbiamo dovuto dar da conto a chi ci stava accanto, tu padre e marito io figlia. Una delle ultime volte che t'ho incontrato ti eri ripreso bene, mi hai detto di non abbattermi mai e di lottare sempre.
Due mesi fa ti sei riammalato, questa volta irreversibilmente. E oggi piangiamo la tua assenza. La piange la tua famiglia. La piango io, che in questo momento della mia vita non sopporto le sconfitte altrui. La piango perché la tua partenza mi ricorda che nemmeno per me è mai finita. La temo perché il male è subdolo e ti coglie quando sei più impreparato e hai tantissimi progetti di vita in corso.
Piango perché per la prima volta realizzo il male che farei alla mia famiglia se io non ci fossi più.
Arrivederci caro Amico...

8 commenti:

  1. Mi spiace sinceramente per il tuo amico, Barbara. In questi giorni anch'io sono rimasta sconvolta da una notizia simile, una donna, madre e moglie, è mancata, ha lasciato per sempre i suoi bimbi per una recidiva, che l'ha portata via troppo in fretta. È un male silenzioso e subdolo. Anch'io, come te, penso che per me non sia finita qui, che prima o poi il mostro torni. Cerco con tutta me stessa di non pensarci e di vivere la vita pienamente, senza sprecarla ad arrabbiarmi o a vivere situazioni inutili, eppure quel pensiero ogni tanto riaffiora e mi manda in crisi. Ti abbraccio, S.

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    1. E come potremmo non pensarci? Se fossimo in grado di non persarci affatto... non penso saremmo più umane. Un abbraccio

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  2. Di fronte alla morte chino il capo e resto senza parole...
    Un abbraccio

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    1. grazie :-) ricambio l'abbraccio con affetto

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  3. Si tratta di un signore del quale parlasti tempo fa?
    Mi dispiace molto, Barbara, veramente molto.
    Enrica.

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  4. Cara Barbara, mi spiace tanto per il tuo, nostro, amico. Quando si condivide un esperienza così difficile e dolorosa come questa malattia, ci sentiamo come appartenenti alla stessa famiglia . Sei in una fase delicata, che conosco perché l'ho provata anche io. Per età potrei essere tua mamma, diciamo zia, perché la mamma è una figura troppo speciale . Quello che posso condividerti , é che questa tua fragilità ha un nome ben preciso e si chiama "terrore" che è di più e diverso dalla paura. Terrore che torni, che se torna non potremmo farcela....ma... così non va bene, anche perché non è reale. Ognuno di noi ha la sua storia clinica e personale e solo a queste dobbiamo riferirci. Altrimenti ci facciamo un male grande e inutile. Tuttavia non è facile arrivare a questa consapevolezza e ripeterselo nella mente non basta. Io ho avuto bisogno di aiuto. Un' amica mi ha quasi costretto a farela prima seduta col Metodo Grimberg, perché io ero piuttosto ricalcitante e invece da subito mi sono sentita diversa e molto, molto meglio. È facile un metodo piuttosto sconosciuto, che insegna a rriconoscere le proprie emozioni attraverso il corpo e a ritrovare la calma interiore con la respirazione. Attraverso questo si impara a capire ciò che si prova e si vuole veramente . Non so se sono stata chiara e se questo può esserti di aiuto. Se hai bisogno di altri chiarimenti sarò felice di darteli. Per ora ti abbraccio forte e spero con tutto il cuore che anche per te si dissolva questo velo di terrore che avvolge ora la tua vita impedendoti di godere appieno delle cose belle che ora sicuramente hai. A presto Grazia

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    1. ti rigrazio per queste preziose informazioni, che ovviamente possono essere utili per chiunque legga. Ho cercato qualcosa su internet, non si smette mai di imparare :-) grazie ancora e un abbraccio

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