mercoledì 29 maggio 2013

Quando i medici ti comunicano che è arrivato il momento di combattere

Lunedì 20 maggio è stata una giornata importante per me. Dovevo effettuare diversi esami diagnostici che mi incutevano ansia, in particolare l'ecografia all'addome. Alla fine è andato tutto per il meglio, sono uscita dall'IEO nel primo pomeriggio e mi sono seduta su una delle panchine che danno sul giardino dell'Istituto. Avevo a mia disposizione un'ora di tempo, in attesa della navetta successiva, e volevo godermi un po' di aria fresca. Avevo bisogno di respirare, di assaporare il rilassamento che consegue ad un forte stress emotivo...
E invece non è andata esattamente così. Poco dopo essermi seduta, tre persone hanno raggiunto la panchina vicina alla mia e si sono sedute. Un padre anziano e due figli. Ho capito subito che qualcosa non andava nei loro discorsi... Al padre anziano era stata appena comunicata una bruttissima notizia e per questo appariva visibilmente scosso. Indossava un paio di occhiali ma si intravedevano bene i suoi occhi, ed erano gli occhi di chi è smarrito e di chi in quel momento ha un solo pensiero nella testa: morirò. I figli hanno fatto scudo intorno a lui, cercando di infondergli coraggio; gli dicevano che lui "è forte e che adesso è il momento di combattere e di dimostrarlo", lo spronavano a fare la chemioterapia, morivano di paura anche loro ma non potevano permettersi di mostrare il proprio terrore al padre.
E per la prima volta da quando mi sono ammalata ho assistito alla riproposizione del dramma che avevo vissuto io quasi 2 anni fa... Il momento in cui ti comunicano "la brutta notizia", il trambusto e il disorientamento che ne consegue. Ascoltavo le parole dei miei vicini di panchina, sapevo cosa stava provando ognuno di loro, ho avvertito un brivido quando ho visto scendere le lacrime sul viso dell'anziano padre. Si sono inumiditi anche i miei occhi... Più volte sono stata tentata di rivolgermi a loro per dire qualche parola di conforto. Poi ho ripensato a come mi sentivo io all'inizio, a quanto ritenevo inutile e fastidioso ascoltare le storie altrui. All'inizio io scappavo a gambe levate dalle esperienze degli altri. All'inizio possono dirti quello che vuoi ma sei talmente perso nei tuoi pensieri bui che niente ti consola e ti alleggerisce l'animo. Quell'inizio va smaltito col tempo, lungo tutto un percorso doloroso...
Spero di rivedere quelle persone... con animo diverso. Spero che tutto vada per il meglio e che quell'anziano signore si decida a combattere.

2 commenti:

  1. Sai che ho un ricordo simile?
    Dopo aver fatto la radio, stavo aspettando il marito all'entrata e c'era una coppia giovane, lei era sconvolta, lui le accarezzava la schiena, non parlavano, non serviva. Ho immaginato cosa potesse essergli successo, avrei voluto dir qualcosa, ma come te, non ho osato, quello è un momento drammatico, l'inizio di tutto....l'assimilazione della notizia...

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    1. già.. e le persone possono avere reazioni molto diverse. Io in quel momento ero completamente stralunata, avevo la mente lontana mille km dalla Terra... Quando ti danno notizie simili e la tua vita cambia completamente... è una sensazione devastante

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