venerdì 11 gennaio 2013

Scusateci

Il padre di un mio amico d'infanzia si è ammalato di tumore un mese prima che mi ammalassi io. Rimanemmo molto colpiti da quella notizia perché le nostre famiglie sono legatissime da almeno più di 20 anni.
A causa del suo male, si è dovuto sottoporre ad un lunghissimo e delicato intervento chirurgico e in seguito all'operazione, a chemioterapia. Ha superato con successo quest'ultima, non avendo praticamente avuto nessun effetto collaterale pesante. Se lo incontravi per strada, non avresti mai detto che si sottoponeva a cicli di chemio. Non ha perso nemmeno i capelli.
I successivi controlli periodici sono sempre andati bene. Fino a prima dello scorso natale, quando le analisi e la tac hanno evidenziato qualcosa che non andava per il verso giusto. E ora sta di nuovo effettuando la chemioterapia, nella speranza che il male scompaia ancora.
Perché ho deciso di scrivere di lui?
Perché ieri io e mia madre abbiamo parlato con la moglie di questa persona e lei ci ha raccontato di quanto sia dura stare accanto ad un uomo che è perennemente nervoso, irritato, arrabbiato, scontento di tutto e di tutti... Mia madre ha avuto la delicatezza e il buon senso di non dirle, in mia presenza, di quanto questa descrizione potesse calzare alla perfezione anche per me. Per la me di qualche tempo fa. Per la me di quando ero arrabbiata con il mondo intero, depressa, scostante, intrattabile... Mia madre si è limitata a risponderle che è umanamente comprensibile una reazione di questo tipo, che è anche a causa dei farmaci che ci si comporta a quel modo.
Io non mi sono esposta più di tanto. Anche se per via del mio senso civico e della mia vena assistenziale avrei voluto dire tante e tante cose sull'argomento. Essendo io, mio malgrado, piuttosto edotta in materia. Ma sono rimasta in silenzio, forse perché avevo di fronte mia madre e non potevo svelarle, a distanza di tempo, come mi sentivo qualche mese fa. Mi sarei colpevolizzata all'istante, per non averle parlato prima e averle tolto un peso dal cuore.
Avrei voluto dire che comprendo, che capisco quanto sia dura starci accanto. Che sono fermamente convinta del fatto che sia più dura per chi ci è vicino che per noi stessi. La nostra amica ci raccontava alcuni episodi e non sapeva spiegarsi il perché di simili comportamenti di suo marito. A me non serviva sapere il perché, lo conoscevo già. Mi ci rivedevo nei suoi atteggiamenti, sapevo le ragioni a fondamento di tanta rabbia, frustrazione e nervosismo. E in fondo, sono certa, le conosce anche lei.
Chi ci sta accanto potrebbe fare qualsiasi cosa, e potrebbe farlo anche nel migliore dei modi. Ma a noi darebbe comunque fastidio, in una situazione psicologica tanto compromessa.
Avrei voluto suggerirle di rivolgersi ad uno psicoterapeuta ma il suggerimento è rimasto inespresso. La presenza di mia madre non mi ha permesso di dirle neppure questo. Perché mia madre non sa della mia esperienza con la psicologa e suggerire una soluzione cui ufficialmente non abbia fatto ricorso io stessa, a parità di condizioni, mi sembrava alquanto paradossale.

Adesso però ci tengo a dire quanto segue. Che voglio scusarmi. Con i miei genitori e con A.
Con i miei genitori, perché con loro mi sono chiusa in un mutismo tagliente e agghiacciante nel periodo buio della mia vita. Perché non avevo voglia di vederli, di sentirli, perché provavo fastidio in loro presenza. Ma non perché non li amassi. Perché avevo bisogno di stare da sola per piangere liberamente, per urlare tutta la mia disperazione, perché ero consapevole del fatto che loro in quel momento non potevano essermi di aiuto.
Con A., perchè con lui mi sono comportata nell'esatto contrario. Perché gli ho vomitato e scaricato addosso tutta la mia frustrazione e colpe che lui non aveva, il mio essere malsano. Il mio dolore, che lui, a motivo della scelta che aveva compiuto qualche tempo prima, non aveva il dovere di sorbirsi.

No, non è facile affatto starci accanto. E per questo io chiedo scusa.

18 commenti:

  1. Ho passato un anno infernale....per via di una malattia che ha colpito un mio familiare stretto. La tua reazione e quella del marito della vostra conoscente, è del tutto ovvia. Non credo tu debba scusarti . Sei una grandissima persona (memolexox )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So che potrei essere in diritto di non scusarmi. Ma mi sono sentita in dovere di farlo. Un abbraccio

      Elimina
  2. Credo che tu sia arrivata a chiedere scusa perchè probabilmente guarita dalla tua malattia o quantomeno la hai sotto controllo. Dimmi. ...e se ti avessero detto che quella malattia ti portava a morire ?? Cosa avresti fatto ?? Ti saresti posta il problema che poi piu in la avresti rimediato ?? Tutto va di pari passo con quello ched si vive. Ciao Paolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah... Diciamo che il mio stato mentale e il mio disequilibrio sono stati causati da diversi fattori. Non so dirti come avrei reagito in una situazione diversa. So solo che l'idea della morte mi ha accompagnato per lungo tempo, a volte l'ho accarezzata come un'amica che avrebbe potuto portarsi via tutto il mio dolore. Questo è quello che so. Quello che non so non posso dirlo

      Elimina
  3. Chi ha avuto esperienza con il cancro vivrà tutta la vita con la paura di una recidiva, di riammalarsi, con l'ansia dei controlli e degli esami occorre trovare di nuovo la propria strada e il proprio equilibrio e non è sempre facile, io parlo perchè ci sono passata ed è stato un infermo ti segna, e so cosa vuol dire trattare male i familiari, perchè nessuno può capire se non si vive l'esperienza. Ho chiesto scusa anch'io per i mesi di malattia e per i 9 mesi dopo, che ci ho impiegato per riprendermi....Adesso sono passati due anni dalla diagnosi ogni tanto ci penso e so che c'è stato non posso dimenticare, ma Dio mi ha dato qualcosa a cui pensare per evitare di vivere aggrappata alla data dei miei controlli............una vita!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per la tua esperienza.Un abbraccio, con tanto affetto

      Elimina
  4. Io sono in piena chemio e nei giorni in cui sto male, sembro "indemoniata", intrattabile, irascibile e minaccio persino di uccidermi (cosa che non farei mai in realtà) e tutto questo per i farmaci, i dolori incontrollabili, la vita che mi è cambiata di botto.. Nei pochi giorni in cui sto bene, mi sento in colpa nei confronti del mio fidanzato, che è stressato da tutto questo, ma non ne vuole mai parlare, si chiude a riccio ed io mi sento persa e colpevole di questa situazione, che non ho nemmeno scelto. Non so se chiedere scusa sia abbastanza o se sia la cosa giusta da fare, forse l'amore perdonerà tutto questo! Forse forse un grazie è la parola più bella da dire a chi ci sta accanto! S.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So benissimo di cosa parli, anch'io ero esattamente così. E ahimè, qualcuno a cui tenevo tantissimo, non ha retto. Ora sono in grado di capirlo. Se il tuo fidanzato ti ama davvero, ti starà accanto in ogni caso, ne sono certa. Un abbraccio

      Elimina
  5. Non è colpa tua ...................se hai bisogno di parlare sfogati in altro modo posso consigliarti una cosa? "Un altro giro di giostra" Tiziano Terzani compralo ne vale la pena

    RispondiElimina
  6. Non ho la minima idea di come si possa stare in una situazione così, e quindi non posso dire nulla. L'unica cosa che condivido con te è aver fatto la scelta della psicoterapia senza informare i miei, sia per proteggermi sia per proteggere loro, che senza dubbio si sarebbero colpevolizzati come genitori inadeguati di una figlia così fragile da ricorrere alla psicoterapia. E adesso che vedo i frutti della psicoterapia e mi sento meglio, quando vedo le persone annaspare nei loro casini personali vorrei dire loro "ma perché non parli con uno psicologo, ti posso dare un numero di telefono" e mi zittisco perché ancora da noi suona come un'offesa, come se il dolore all'anima fosse una vergogna... Insomma, non dovevi essere tu a suggerire uno psicologo, dovrebbe essere un pensiero comune, come chiedere "Che dice il dottore?"

    Ti abbraccio e tanti auguri per il tuo 30° compleanno cara :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore ^^ anche per aver condiviso la tua esperienza! Un abbraccio

      Elimina
  7. A mio papà non l'ho nemmeno detto che avevo un tumore alla tiroide e bla bla bla...l'avrei fatto solo preoccupare, tutt'ora dopo ben 3 anni, nn ne sa nulla. In casa invece un'altra storia!! Mio marito mi ha fatto sentire in colpa x' mi sono ammalata e ho complicato la vita di tutti e anche il futuro...nn aggiungo altro!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' terribile stare male e non avere accanto una persona capace di supportarti a dovere. Rischia di far peggiorare la situazione

      Elimina
  8. Argomentone difficile. Quando mio padre si ammalò aveva 60 anni ed era atletico e in forma. E' morto l'anno successivo e per un periodo è stato una furia con tutti e mi implorava di ucciderlo per sollevarlo dai dolori e dai tormenti. Poi improvvisamente è cambiato e con noi era calmo e dolce. Mia madre è sempre stata dolcissima e una volta ammalatasi ci ha preparato giorno per giorno alla sua fine, aveva 63 anni. Quando mi sono ammalata io,appena 40enne, ho cercato di non essere rabbiosa con i miei figli, anzi stringevo i denti o mi isolavo nei momenti più neri, per non spaventarli, per proteggerli dal dolore. Ma con qualcuno ho perso il controllo che ho sempre cercato di mantenere e come te chiedo scusa, mi dispiace, ma non ero pienamente io. Un bacio barbara

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Milena grazie per aver condiviso con me e con noi tutti questi momenti dolorosi della tua storia. Un abbraccio con tanto affetto

      Elimina
  9. Egoisticamente, mi prendo tutte le tue scuse frollina perchè mio fratello non ha fatto in tempo..ma come te..come descrivi.. le emozioni vorticose che attanagliano le persone affette da "malattie devastanti" sono VERE. Sono annientanti. Sono insuperabili. Sono dei macigni. Ti trasformano in ciò che in realtà non sei. Ed è difficile anche per le persone amorevoli che stanno vicino a chi ha la malattia.

    Mi piace leggerTi, un vero peccato la situazione.
    Ma è la vita che ci è stata regalata, anche se con delle grosse asperità.
    Non ho dubbi: ce la faremo a sconfiggere il cancro..
    ..anche se in realtà la "guarigione" è solo per pochi eletti!
    Con stima Monik

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa venire i brividi pensare che le mie scuse potrebbero sostituire quelle che tuo fratello avrebbe potuto fare a te. Devi aver sofferto tanto, ti abbraccio con tantissimo affetto

      Elimina