mercoledì 14 novembre 2012

Compagne di terapia e volontariato

Qualche giorno fa mi ha telefonato una signora che ho conosciuto ai tempi in cui frequentavo il Policlinico Gemelli per le sedute di chemioterapia. Siamo rimaste in contatto perché diventate amiche, ci intrattenivamo con delle piacevolissime chiacchierate mentre aspettavamo che si concludessero le meno piacevoli 2/3 ore che ci impiegano le flebo per svuotarsi dentro il nostro corpo. Nonostante la più giovane tra le due fossi io, era lei che chiedeva i consigli più disparati a me, perché io ero quella senza paura e super informata che leggeva di tutto su internet.
Per me era una soddisfazione poter rispondere alle sue domande (e a quelle delle altre signore presenti) e la soddisfazione maggiore era spegnere le loro ansie e preoccupazioni. "Ho la tachicardia. E' normale?", "Il Neulasta mi provoca dei dolori terribili alle ossa. Può essere?", "Ho formicolio alle punte delle dita e dolori ai piedi. Mi preoccupo?".. E così via... Io conoscevo le risposte, mi ero edotta principalmente sul sito dell'Airc, conoscevo qualsiasi effetto collaterale dovuto alla chemioterapia e le possibili soluzioni da adottare per mitigarli.
Sono rimasta in contatto anche con le mie compagne di stanza conosciute al Policlinico Gemelli durante il primo intervento e all'IEO durante la terza operazione. All'IEO ero in stanza con una signora barese, accompagnata da tre suoi parenti. Persone meravigliose, che hanno allietato la mia permanenza in quel luogo e che ricordo con grande affetto. Nei prossimi giorni la chiamerò per sapere come sta.
Comunque il punto è questo. Quando la settimana scorsa sono stata in ospedale per fare le analisi del sangue, nella sala d'attesa ho letto un manifesto che mi ha illuminata. Sul manifesto c'erano le indicazioni per iscriversi ad un corso per diventare volontario all'interno della struttura ospedaliera. Un impegno di 2 ore a settimana, per assistere i malati degenti. E' una cosa che amerei fare, credo che nessuno più di me sarebbe adatto per una missione del genere. Io non ho bisogno di sapere come ci si comporta davanti ad una persona che è malata e soffre, una persona del genere non dovrebbe perdere tempo a spiegarmi le sue pene. Io le conosco già tutte e le ho imparate sulla mia pelle. E so di cosa ha bisogno un malato che si trova nella camera di un ospedale. Purtroppo i termini per quest'anno sono già scaduti ma l'anno prossimo frequenterò il corso. Sento di doverlo fare.

2 commenti:

  1. Cara Barbara, se senti che è la cosa giusta per te, allora falla. Però vorrei che tu riflettessi sul fatto che, forse, dovresti, per ora, poi in seguito vedrai, non accollarti altro dolore. Non parlo per egoismo,essere di aiuto agli altri è fondamentale per me. Dico solo che, dovresti rinforzarti dentro e fuori prima di affrontare la sofferenza. Per un poco hai diritto a circondarti di leggerezza, di cose lievi. Anche sciocche. Perchè no. Ti meriti aria nuova, fresca.
    Pensaci, tanto hai un anno di tempo.
    Baci
    Raffaella

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    1. Ti dirò... In questo momento mi sentirei davvero pronta per una cosa del genere. E secondo me non è casuale che abbia letto quel manifesto adesso...
      Baci ;-)

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