lunedì 3 settembre 2012

Verso la terza operazione chirurgica

Dopo la prima operazione a Roma (qui il racconto) e la seconda a Bologna (qui il racconto), mi attendeva il terzo intervento chirurgico a Milano. Fortunatamente il mio fisico recuperò abbastanza in fretta dalla chemioterapia e quando mi fecero i prelievi ematici di routine, tutti i valori erano nella norma. La dottoressa mi disse che erano perfetti.
L'intervento a cui dovevo essere sottoposta all'IEO di Milano non sarebbe stato facile per me da digerire sul piano psicologico ed emotivo. Si trattava di una mastectomia bilaterale, mi avrebbero portato via entrambi i seni. Certo, oggigiorno la chirurgia plastica aiuta noi donne a subire lo choc in modo molto meno traumatico... Ma ci si sente mutilate in ogni caso. Il seno è una parte troppo importante per una donna e il fatto di vederselo portare via non è semplice da accettare. Ma io avevo accettato di sottopormi comunque a questo intervento, perché ero stanca di non riuscire ad intravedere una fine al mio calvario. Avevo accettato perché volevo star bene, per sentirmi più sicura. Perché volevo tornare a respirare serenità.
Il chirurgo e il chirurgo plastico mi hanno spiegato come si sarebbe svolta la procedura. Ho visto diverse volte soprattutto quest'ultimo, il dottor B., una persona eccezionale, meravigliosa! Sin dalla prima visita il chirurgo plastico mi ha spiegato che avrebbero avuto due scelte: impiantare da subito le protesi definitive già durante l'intervento di mastectomia, oppure procedere inizialmente con l'inserimento di espansori e successivamente con la sostituzione di questi con le protesi definitive - sottoponendomi ad un ulteriore intervento. In ogni caso la decisione finale sarebbe stata presa nel corso dell'intervento, io dovevo solo essere a conoscenza di queste due opzioni.
Ammetto che quando mi illustrarono le due soluzioni per la prima volta, l'ipotesi di dovermi poi sottoporre ad una quarta operazione chirurgica mi faceva sperare nell'impianto immediato delle protesi defintive. Quando invece il chirurgo venne nella mia camera di degenza, il giorno prima dell'operazione, e mi spiegò che secondo lui si sarebbe adottata proprio l'opzione delle protesi defintive, io iniziai a titubare e a sperare che scegliessero di mettermi gli espansori. Perché se mi avessero impiantato le protesi definitive mi sarei ritrovata all'improvviso con un peso non indifferente a cui dovermi abituare senza gradualità. Con gli espansori invece avrei potuto abituarmi lentamente, sarebbe stato meno traumatico e avrei potuto scegliere la nuova taglia di seno con maggiore consapevolezza.

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