domenica 16 settembre 2012

Quella volta che parlai con una psicologa

Il 24 settembre prossimo, se non sarò in viaggio verso Bologna, avrò appuntamento con una psicoterapeuta. In realtà spero di dover andare a Bologna quel giorno, nella speranza che la dottoressa mi anticipi l'appuntamento quando la chiamerò per farmelo spostare.
L'ultima settimana della mia vita è stata caratterizzata da tranquillità quasi perenne, buon umore, apparente serenità, episodio di attacco di panico a parte. Ma io sento il bisogno di iniziare questo iter psicologico, lo considero un'arma in più di cui disporre. E voglio intraprendere questo cammino perché è un atto di grande coraggio, la prova che si vuole e si ha tutta l'intenzione seria di reagire. In più, ammetto con onestà di non fidarmi della mia ritrovata tranquillità. Potrebbe essere solo passeggera ed è trascorso troppo poco tempo per poter dichiarare la vittoria definitiva contro gli sbalzi di umore e la depressione. Potrebbero essere entrambi in una fase di quiescenza strategica, apparentemente innocui ma pronti al contrattacco in un momento a loro favorevole. E io non posso più permettermi di combattere contro di essi, o meglio, combatterò ma attaccandoli quando sono inermi e inerti, non quando feroci e spietati si lanciano con ardore verso di me. Sono pacifista e preferisco la negoziazione agli interventi armati...
Questo mio primo incontro con la psicologa non sarà un debutto assoluto. Ho già avuto esperienza di psicoterapia anche se si è trattato di un piccolo colloquio durato circa mezz'ora. Avvenne il 5 settembre 2011, il giorno che fui ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma per essere sottoposta al primo intervento chirurgico, la quadrantectomia. Non appena arrivai in reparto, il primo medico ad entrare nella mia stanza fu proprio una psicologa. Mi disse che si trattava di prassi, che il colloquio era una tappa per tutte le pazienti. Io la ricordo come una chiacchierata piacevole, cominciata con  tanta diffidenza da parte mia, perché lo ammetto, non ho mai nutrito grande stima e fiducia nella categoria. Mi invitò a raccontarle la mia esperienza con la malattia (com'era cominciata, le varie tappe mediche...), mi chiese come mi sentivo, come avevo reagito, se mi sentivo capita dalle persone accanto a me e se c'erano persone accanto a me. Mi domandò se c'era una persona speciale che mi faceva sentire bene più di tutte e in quel periodo c'era, sì... Mi chiese se quella persona era lì e io risposi che no, non era lì ma che mi aveva promesso di venire... Ma non venne mai.
Quante cose sono accadute da quel primo colloquio... Su quante cose c'è da lavorar duro. E' per questo che mi affido ad una professionista, lei saprà aiutarmi ad imboccare la strada che poi percorrerò da me.

4 commenti:

  1. Un po' ti capisco Barbara.. Anch'io per i miei trascorsi ho deciso un paio di anni fa di intraprendere qusto cammino..e sono orgogliosa di averlo fatto, perchè non quando gli altri lo consigliavano, ma quando me la sono sentita io.. In bocca al lupo e buon ricerca di te stessa!

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    1. Giusto, la necessità di ricorrere a questo aiuto deve partire da noi stessi. Io credo che mi sarà utile e anche tanto

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  2. Mi associo al commento precedente, buona ricerca! :) Claudio

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