sabato 1 settembre 2012

I bei ricordi di un amore

Mi va di ricordare momenti di noi. Gli istanti in cui siamo stati felici. Mi va di ricordarli perché sono tesori da andare a cercare, dissotterrare e custodire. Perché non è giusto che siano dimenticati e abbandonati in quelle pianure sconfinate di rabbia e dolore, del male che ci siamo fatti a vicenda.
Voglio ricordare questi momenti perché un tempo ci siamo amati, anche se poi l'odio te l'ha fatto dimenticare. Voglio conservare quei piccoli frammenti di noi, tanto piccoli da rischiare di andar perduti. Ma numerosi e preziosi, un patrimonio inestimabile.
Voglio custodire con cura maniacale il frammento del nostro primo incontro, quel 12 ottobre 2010. Dell'attesa ansiosa ed eccitata con cui ho aspettato che il tuo treno arrivasse al binario, alla stazione di Roma Termini. Di quei 5 minuti di ritardo che hanno prolungato l'agonia gioiosa del mio cuore, che batteva impazzito nell'attesa di te. E poi quel treno che è arrivato, i miei occhi che ti cercavano tra i viaggiatori che scendevano dai vagoni: da quale porta saresti sbucato fuori? E poi ti ho visto. Tu mi hai visto. I nostri sguardi si erano già abbracciati ancor prima che lo facessero i nostri corpi. E poi siamo corsi incontro l'uno verso l'altra, finalmente, ci siamo stretti l'un l'altra increduli. E ci siamo scambiati il primo bacio. Dolcissimo, bellissimo, indimenticabile. Tutta l'ansia e l'agitazione che mi pervadevano scomparvero nello stesso istante in cui ti vidi. Guardarti negli occhi, abbracciarti, baciarti, parlarti avendoti accanto a me, accarezzarti, avvicinare il mio viso al tuo... Tutto questo mi aveva reso di colpo serena, conducendomi in un luogo di beatitudine e di benessere che non avevo mai provato prima in vita mia. Quel 12 ottobre 2010 ci siamo amati in ogni luogo del centro di Roma. Non c'è pietra, non c'è via che non abbia spiato un nostro bacio, origliato un nostro discorso, catturato un nostro sguardo. Le mura che portano al Colosseo, lungo la strada che si imbocca da Via Cavour, furono tanto fortunate da poter ascoltare la domanda che aspettavo da tempo: lì mi hai chiesto di diventare la tua fidanzata. Quelle stesse mura contro cui tu mi spinsi per baciarmi, affamato di me. E poi la scalinata di Piazza di Spagna che ci ha visto stenderci uno accanto all'altro, preludio della dolce unione che sarebbe avvenuta qualche giorno più tardi. E il ristorante in Via Margutta in cui mi avevi portato per il pranzo, quello che conoscevi già, quello in cui mi hai consegnato il regalo che avevi comprato per me qualche giorno prima, un meraviglioso ciondolo. Il ciondolo che ho sempre indossato con orgoglio quando stavamo insieme, lo stesso ciondolo che ho portato con me nei momenti bui per sentirti vicino a me. Il medesimo ciondolo che poi ho lasciato a casa tua, accompagnato da un biglietto. Perché non potevo più tenerlo.
E ancora un giardinetto all'angolo di Piazza Della Repubblica, in cui finalmente raggiungemmo uno scorcio di paradiso appartato, dove poterci scambiare carezze lontani da occhi indiscreti. E infine le tue lacrime, sul binario del ritorno, mentre io ti tenevo il viso tra le mie mani e tentavo di asciugarle. E ti davo gli ultimi baci nella speranza che quell'istante non finisse mai, mentre tutti gli altri viaggiatori erano sul treno e questo ti reclamava per la partenza. Due settimane più tardi io ti avrei raggiunto a Milano.

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