venerdì 14 settembre 2012

Estraniazione dalla sofferenza

Sono certa di aver sofferto a lungo, e tanto. Forse non ho ancora smesso di soffrire. Ora però non ricordo i singoli momenti. E' come se sapessi di aver provato dolore, ne conoscessi l'esatta consistenza ma prevale in me la netta sensazione di ricordare un evento che sembra non essere mai accaduto. Un evento che probabilmente si è sognato, altri ti hanno raccontato, ma che tu di persona non hai mai vissuto, anche se credi di averlo fatto.
Il ricordo si sta via via assottigliando, secondo il medesimo meccanismo attraverso il quale il volto della persona amata viene contornato da un alone di opacità, poi sbiadisce lentamente fino a scomparire del tutto dalla nostra mente dopo che lei se n'è andata.
Sono ben conscia delle lacrime, della sofferenza, delle pene patite ma il mio senso di auto difesa le sta smaltendo: sta trasformando rifiuti inutilizzati in energie rinnovate e ritrovate, sta gettando le scorie nocive lì dove non possano recar più danno. Sono un'enorme centrale di riciclaggio in questo momento!
Sono approdata alla fase in cui smetto di dare prevalenza alle brutture sopportare finora per impegnarmi in percorsi più proficui e allettanti. Adesso impedisco alla malinconia e all'apatia di impossessarsi di me e di disporre a piacimento di un corpo e di un'anima che non appartengono loro.
Ripenso a me stessa e credo sia impossibile che abbia nuotato in un oceano tumultuoso e che sia riuscita a farlo per così tanto a lungo. E allora sono tornata indietro. Ma positivamente, secondo le direttive recenti che puntano alla proficuità. Ho indietreggiato e mi son ritrovata a quando, ancora sulla griglia di partenza, rifiutavo di realizzare che la malattia mi avesse colpita. Di nuovo rifiuto di realizzare che una simile sciagura possa aver razziato la mia vita nell'ultimo anno.
Solo le cicatrici si ostinano a non mollare la presa. Ma contro di esse mi arrendo perché so già che sarebbe una lotta persa in partenza. Me le faccio piacere per forza. E anche se scomparissero dal mio corpo, dovrei continuare a fare i conti con le cicatrici dell'anima, ben più tenaci e testarde. Quelle nemmeno il miglior chirurgo plastico sulla faccia della Terra sarebbe in grado di eliminarle.

2 commenti:

  1. Non bastano chemio e radio a guarire dal cancro purtroppo!Quando un anno fa ho finito le terapie (linfoma di Hodgkin) dopo ho passato nove mesi brutti brutti!Quindi forza e coraggio.........in bocca al lupo!

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    1. Lo so... Bastassero solo quelle... Il cancro ti cambia la vita, è uno tsunami, e tentare di tornare alla normalità rchiede un grande lavoro. Un abbraccio

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