lunedì 27 agosto 2012

Un nemico chiamato depressione

Era già da un bel po' di tempo che volevo affrontare questo argomento. Ma non mi decidevo mai a volerlo fare e per molteplici motivazioni. Innanzitutto perché è stata una bestia nera contro cui ho lottato solo di recente, dunque non avevo riflettuto abbastanza su di essa per poterne parlare con cognizione di causa. Poi perché ritengo che non sia facile parlarne, si teme sempre di scadere nel banale o di adottare un registro erroneo. Infine, perché c'è molta omertà attorno alla depressione, molta vergogna in chi l'ha subìta.
La prima idea che mi sono fatta su questa patologia, quando ho iniziato a ragionarci su, è scaturita proprio dall'ultima motivazione che ho elencato poc'anzi: la depressione è ancora un tabù. Lo è, a mio parere, perché a torto non è ritenuta una malattia che può giungere e basta. Come giungono un cancro, una polmonite, un infarto... Perché a torto viene considerata coma una patologia che la persona, in qualche modo, "va a cercarsi". Come se chi ne soffre fosse la causa stessa del suo malessere. Penso sia colpa anche della banalizzazione che la società fa della depressione, della troppa facilità con cui ci si considera depressi o si viene additati come depressi.
Come spiegavo all'inizio del post, per lungo tempo ho meditato di affrontare questo problema spinoso. Ma un impulso mi ha sempre frenata, non mi ha mai convinta del tutto a farlo.
Poi ieri sera è giunto l'input.
Un film. E' bastata la visione casuale di un film. Dopo averne letto la trama avevo provato ad immaginare che tipo di racconto potesse mai essere: "Mr. Beaver" - Walter Black, presidente di un'azienda di giocattoli sull'orlo di fallimento, soffre di una grave forma di depressione. Quando la moglie lo caccia di casa, trova la marionetta di un castoro (Beaver) e inizia ad animarla. Walter diventa cosi' simpaticissimo, un vero vulcano di energia e di idee. Riesce a riconciliarsi con la moglie e il figlio piccolo e a riportare l'azienda al successo. Ma presto, The Beaver, diventa troppo ingombrante e, infine, anche pericoloso.
Ecco, letta così, la prima cosa che si è indotti a fare è sorridere. E poi pensi che ti ritroverai di fronte ad una boiata colossale. E in effetti è anche la sensazione che si prova quando si comincia a vedere il film. Quando Mel Gibson inizia a parlare attraverso il pupazzo Beaver si comincia a parteggiare, in modo assai naturale, per sua moglie e per suo figlio. Ci si sente addosso un senso di straniamento, di rifiuto. Non si comprende che senso abbia tutto quello che il suo personaggio sta facendo.
Ma poi, se hai avuto la sfortuna di percorrere i corridoi intricati della depressione, arrivi a capire benissimo i perché di Walter Black...
Non ha importanza se l'aggancio a cui ci si aggrappa per non sprofondare è un pupazzo con le sembianze di un castoro che si fa parlare con la propria voce. Non ha nessuna importanza se si finge che il pupazzo viva di vita propria. Se il pupazzo è l'unico modo per scalare il baratro e risalire, allora è lui la via giusta da percorrere! Può sembrare assurdo agli occhi di chi non ha mai provato la depressione, ma è esattamente così che parte la risalita! Dall'aggancio più improbabile, dal segnale più impensabile.
E quando si arriva a trovare l'aggancio si è già a buon punto: si è realizzata la propria condizione, ci si è stufati di se stessi e si vuole uscirne. E' proprio quando arriva l'aggancio che si comincia a reagire. Senza questa volontà è fatica sprecata affidarsi a medici, a pasticche, a inutili libri dagli improbabili titoli quali "Come essere felice", "Come uscire dalla depressione"...
Il primo impulso per sconfiggere il malessere che ci attanaglia deve partire da noi stessi. Ricevuto questo input si può procedere con il chiedere aiuto, in qualsiasi forma e in qualunque modo, se riteniamo di non essere in grado di combattere da soli.

Io mi ritengo fortunata: perché ho avuto la forza di comprendere in tempo di aver imboccato una strada senza uscita e perché sono stata in grado di ingranare la retromarcia per sbucarne fuori in tutta fretta. Ho eliminato le situazioni che esasperavano la mia condizione mentale - condizione mentale messa a durissima prova da un anno fitto di eventi dolorosi e terribili -, ho capito che le medicine influivano pesantemente sulla mia psiche e ho cercato rimedio, ho trovato tanti agganci a cui aggrapparmi per risalire. Vi sono riuscita da sola e per questo mi sento una miracolata. Ma non avrei esitato a chiedere aiuti qualificati se avessi realizzato che con le mie uniche forze sarei andata ben poco lontano, fallendo.

8 commenti:

  1. Brava Barbara, approvo in pieno quello che dici, ho fatto anche io come te è l'unico modo per uscirne siamo noi stessi, non le medicine che ti intossicano ulteriormente e diventi schiava, non farci travolgere del tutto dalla parola chiamata CANCRO, Basta non darle importanza e ignorarla, e pensare positivo come ti ho già detto in altri post, sono fiera di te, un abbraccio la tua amica Rita di Torino.

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    1. Ciao Rita! Anch'io sono d'accordo con ciò che dici tu, come sempre. Un abbraccio con tanto affetto ^^

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  2. La "parola"depressione viene usata impropriamente,anche i medici fanno fatica a pronunciarla e ancora di piu a diagnosticarla. E vero non sembra una malattia e raramente viene considerata tale. Parlano di stress,di problemi che possono equipararsi ad uno stato di malessere e di nervosismo in generale. Ho vissuto e sto vivendo una situazione che pur simile è diversa. Il medico di turno al massimo contribuisce prescrivendo pillole che poi leggendo aiutano a deprimerti ancora di piu. Sto lottando con la vita x altri motivi di salute e faccio terapia (chemio) ,non trovo conforto ne in chi mi sta x modo di dire vicino,sembro quasi di peso ma ho imparato che a volte rinchiudendomi in me stesso o a volte fare un po come mi pare mi aiuta. La vita è mia e non degli altri. Ciao, non ho piu la tua età, ma ho ancora voglia di vivere,di sognare,di sorridere quando posso. Ricorda che la vita è bella anche se qualcosa si mette di traverso. Un sorriso di ottimismo.

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    1. Ciao caro amico, anche tu in lotta contro la brutta bestia? Hai ragione e sono convinta di questo: la forza possiamo trovarla solo in noi stessi. E' difficile avere accanto qualcuno che possa aiutarti meglio di come potresti fare tu. E la guarigione parte sempre da noi stessi, sempre.

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  3. Ho lottato contro la bestia in due periodi distinti della mia vita. La depressione è spesso legata a fatti, episodi tristi della vita, ma può anche accadere che colpisca anche in assenza di tali fatti. E una malattia a tutti gli effetti. E' vero che c'è tanta ignoranza intorno, che ci sono assurdi tabù, perchè il male dell'animo non si vede, non si tocca e quindi spaventa combattere contro qualcosa che non si vede. Personalmente, suggerisco sempre di rivolgersi a personale qualificato e che nessun parente, nessun amico, può sostituirsi ad un bravo medico. La forza interiore è la prima arma, la seconda la consapevolezza, ma la terza è un aiuto serio e preparato. Non ci si deve mai vergognare del coraggio e riconoscere di aver bisogno di aiuto, è, a mio avviso, un atto di coraggio.
    Raffaella

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    1. Sono contenta di essere riuscita ad affrontare l'argomento con le giuste parole e la giusta sensibilità. Ho lottato contro la depressione marginalmente e temevo di urtare i sentimenti di chi invece vi ha lottato molto di più e ancora sta lottando.

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  4. Condivido pienamente tutto quello che hai scritto, solo chi l'ha vissuta sulla sua pelle può capire.
    La depressione(ancora faccio fatica a chiamarla per nome)è una bestia nera che si insinua nella tua vita di soppiatto e lentamente, prima che tu riesca ad accorgertene la divora, lascia di te solo un'ombra sbiadita. Ti porta a toccare il fondo e forse proprio in quel momento ,se sei fortunato, inizi a risalire.
    La mia esperienza è molto diversa dalla tua, sicuramente per quello che riguarda "le cause" e anche perchè io non ce l'ho fatta da sola, ahimè...
    Non mi dilungo ulteriormente, ma voglio ringraziarti per avermi dato lo spunto di riflettere un pò, chissà che non prenda coraggio e inizi a scriverci
    un sorriso

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    1. Ciao, sono io che ringrazio te, perché sei stata l'ennesima conferma della riuscita di un post che temevo molto. Di solito non temo di scrivere mai nulla, racconto la mia esperienza e riporto le sensazioni che provo. Però la depressione è una patologia diversa rispetto al cancro e ripeto, ne ho avuta un'esperienza troppo marginale per poterne parlare "spensieratamente" come invece faccio del tumore. Ma sentivo in ogni caso di avere qualcosa da dire e sapere di essere stata in grado di cogliere nel segno, senza urtare la sensibilità di nessuno, mi rende orgogliosa. Se poi le mie parole diventano addirittura motivo di riflessione... Beh, non avrei potuto chiedere di più ^^

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