mercoledì 15 agosto 2012

Stare accanto al malato: istruzioni per l'uso

Un giorno un amico mi chiede: "Come si sta accanto ad una persona che ha una malattia? Cosa si fa per aiutarla davvero? Perché io me lo chiedo spesso. C'è timore di dire o fare cose sbagliate".
Ho riflettuto molto prima di rispondergli. Io non mi ero mai posta questa domanda. Cosa avrei voluto che gli altri facessero o dicessero in mia presenza? Forse inizialmente non mi sono posta il problema perché non mi ritenevo malata o non così tanto malata al punto di aspettarmi che gli altri assumessero un certo atteggiamento nei miei riguardi.
Senza dubbio la mia prima "richiesta" sarebbe stata quella di essere trattata come se nulla fosse accaduto. Mi sarebbe piaciuto che gli altri avessero continuato a relazionarsi con me fingendo che io non fossi malata. E quindi nessun problema per battute di spirito, nessun timore di dire frasi sbagliate - tanto sarei stata la prima a riderci su -, niente esitazioni su nulla. Ero e restavo sempre io.
Di certo avrei fatto volentieri a meno di sguardi carichi di pietà e compassione. Penso non ci sia nulla di peggiore per una persona malata. Capisco anche, però, che il senso di pietà sia innato di fronte a talune situazioni. Io stessa non ho potuto fare a meno, sia prima sia dopo la malattia, di provare questo sentimento davanti a creature sofferenti. Ho provato grande pietà ma ho risparmiato loro il mio sguardo compassionevole perché loro erano me e io ero loro, guardarle significava guardare me e io non chiedevo né pietà né compassione.
A pensarci bene, però, non ho mai preteso alcun tipo di comportamento nei miei confronti da parte degli altri. Nei periodi in cui stavo più male, se mi capitava di dover prendere un treno e non c'era posto, me ne restavo in piedi; se mi trovavo all'ufficio postale e c'era una lunga coda, attendevo il mio turno con pazienza...
Ho sempre lasciato che gli altri si comportassero come la propria sensibilità personale suggeriva loro. Certo, io li ho aiutati a capire come dovessero relazionarsi con me. Ho fatto comprendere loro che la situazione era tranquilla, che non c'erano precauzioni da adottare, che fossero liberi di fare e dire quello che si sentivano di fare e dire. Non ci sono preparazioni da seguire per avvicinarsi ad una persona malata: la si rispetta, le si dona affetto, la si tratta normalmente.
Solo da una persona avrei preteso di più rispetto a ciò che mi dava. E con questa persona ho sbagliato tutto quanto...

4 commenti:

  1. una mia amica la sett prox ha intervento x masectomia a milano .....ha solo 40 anni due figli dell 'età delle mie ed è la seconda volta che combatte...a vent'anni con la leucemia e adesso.... non è giusto e mi sento così impotente....

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    1. Cara Sandra, tutti noi siamo impotenti davanti a questi eventi. Possiamo solo lottare e aiutare nella battaglia. Non sentirti impotente, le persone che ci sono accanto possono fare grandi cose per noi, amarci e volerci bene prima di tutto. Un abbraccio e un in bocca al lupo per la tua amica

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  2. E MI TROVO A CERCARE IN INTERNET UN AIUTO X CAPIRE TUTTO CIò CHE LE E CI STA SUCCEDENDO E TROVI UN SACCO DI PERSONE CHE LOTTANO CON UNA GRINTA DA LEONI.. E PENSO "SE TOCCASSE A ME NON CE LA FAREI" E TI SENTI SUBITO UNA SCEMA XCHE'?XHE' TI SENTI UNA FORTUNATA CHE UN MESE FA SI INCAVOLAVA CON LA PIEGA DEI CAPELLI ,I CAPRICCI DEI FIGLI E ORA ACCANTO A UN AMICA CHE SOFFRE VEDI LA VITA IN MODO DIVERSO.... GRAZIE A TE CHE CONDIVIDI LA TUA LOTTA E DAI AIUTO A CHI COME ME LO STA CERCANDO... UN BACIO...TI FARO' SAPERE COME E' ANDATA...

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    1. Ti assicuro che quando ti ritrovi in una situazione di questo tipo, la forza arriva eccome... Non sai da dove ma arriva e impari ad affrontare il male. Ovviamente però ti auguro di restare sempre con il tuo dubbio e che tu non debba mai dover affrontare personalmente una sofferenza del genere. Baci

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