domenica 12 agosto 2012

Quando la vita ti impone una scelta

Il 27 febbraio 2012 a Milano varcavo i cancelli dell'IEO per la prima volta.Dopo aver trascorso la mattinata in giro con A., nel primo pomeriggio siamo giunti in Via Ripamonti per la visita oncologica con il dottor C. L'accettazione all'ingresso dell'edificio 2 è abbastanza celere, ci sono molte persone ma gli addetti allo sportello sono rapidi a smaltire la folla.
Terminata la fase burocratica, ci dirigiamo davanti all'ambulatorio in cui avverrà la visita. Ci sediamo nella sala d'attesa. Sono un po' nervosa, sebbene il dottor C. non debba dirmi nulla di terrificante. Era già in possesso della mia documentazione clinica da circa una settimana, doveva darmi solo il suo parere su tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento.
Il dottore mi riceve all'ora esatta in cui mi era stato fissato l'appuntamento. Chiedo ad A. di entrare insieme a me nell'ambulatorio, non voglio star da sola e la sua presenza mi rassicura parecchio. Lui accetta, non sa quanto mi senta sollevata ad averlo al mio fianco.
Il dottor C. dice di aver esaminato la mia documentazione clinica, mi fa alcune domande, mi visita.
E alla fine sentenzia: "Non vorrei disorientarti ma il piano terapeutico che abbiamo per te è completamente diverso da quello che sapevi di dover seguire".
E sì, mi disorienta eccome! Si stava verificando proprio ciò che io temevo: mi stavano proponendo un iter terapeutico totalmente diverso da quello che mi avevano prospettato a Roma. E io dovevo scegliere... Lungo tutto il viaggio di ritorno verso casa stavo in silenzio ma nella mia mente analizzavo ed esaminavo ossessivamente e freneticamente le due diverse opzioni: restare a Roma e continuare l'iter terapeutico così come mi era stato prospettato lì oppure andare a Milano e affidarmi all'IEO? A. mi chiede come mai sono silenziosa in auto... Sono silenziosa perché dentro di me furoreggia la confusione. Non so davvero cosa fare, per ore mi sembra di essere convinta solo del fatto che qualsiasi decisione possa prendere sia quella sbagliata. In gioco c'era la mia salute, il mio futuro... Non era semplice per niente.
La sera, dopo essermi consultata anche con mia madre, scelgo di proseguire le cure a Milano, di affidarmi ai medici dell'IEO. Comunico la notizia ad A., lui ne è felice, sperava che io prendessi proprio questa decisione. Pensa che l'IEO sia il meglio che ci sia, che sono in buone mani.
E nel momento esatto in cui ho preso questa decisione la mia vita è cambiata... Milano sarà la mia seconda casa per tutta la vita, Milano mi ha definitivamente attratta a sé.

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