domenica 19 agosto 2012

I due corridoi

La mattina del 5 settembre 2011 mi chiamarono dal Policlinico Gemelli. Era giunta l'ora di ricoverarmi per sottopormi all'intervento di quadrantectomia. Fui ricoverata per circa una settimana, da lunedì 5 settembre a sabato 10. Ebbi anche la sfortuna di dover restare in ospedale un giorno in più poiché il 6 settembre ci sarebbe stato sciopero dei treni e nell'impossibilità di raggiungere Roma, io e mia madre dovemmo anticipare il viaggio al giorno precedente, il 5 appunto.
Quando arrivai nell'edificio in cui era ubicato il reparto, varcata la porta di ingresso, non potei fare a meno di notare la curiosa rappresentazione allegorica che mi si presentava davanti. Oltrepassata la soglia si biforcavano due corridoi, uno a destra uno a sinistra. Dirigendosi a sinistra, si poteva assistere ad un tripudio di gioia e felicità: si finiva nel reparto "maternità". Si udivano i pianti carichi di energia e di speranza dei neonati, si assisteva alla beatitudine di familiari e amici. Dirigendosi a destra, il clima mutava considerevolmente: si finiva nel reparto di "ginecologia oncologica". Un reparto in cui non si andava per forza a morire, un reparto dall'aspetto non lugubre e triste, ma che rappresentava una realtà potenzialmente opposta a quella del suo vicino dirimpettaio.
A volte mi sono interrogata circa l'opportunità di questa collocazione: fare incrociare le donne incinte o neomamme con donne come me - che potrebbero non avere mai questa gioia -, non era un poco insensibile nei loro confronti? O, al contrario: i familiari in festa per il nascituro, non avrebbero potuto sentirsi a disagio dovendo tenere a freno la loro contentezza al passaggio di chi aveva ben poco di cui essere allegro?
Poi ho concluso che quel reparto era stato congegnato così come è stata congegnata l'esistenza. Era una metafora dell'esistenza stessa: vita e morte che camminano una accanto all'altra, che hanno un ingresso in comune, che permette di incontrarsi, ma corridoi opposti che da esso si biforcano.
E mi venne in mente che anche le chiese sono un incrocio di vita e morte che si incontrano e si sfiorano. Una volta partecipai ad un battesimo e non appena questo terminò, si passò ad un funerale.
Nessuna insensibilità: le manifestazioni della vita presuppongono le manifestazioni della morte e viceversa.

2 commenti:

  1. la vita e la morte ......sai oggi il nosrto don commentava il vangelo sul senso della malattia e disse" la sofferenza del corpo x donarla al signore" tutte balle ha setenziato! Il che mi ha fatto sorridere ....sofferenza è sofferenza poi c'è chi nella sofferenza si avvicina alla fede e chi la perde....il nostro don è fuori dagli schemi..mio papà è in ospedale ha quasi 83 anni ,malandato ma ha detto che non ha intenzione di mollare....e penso quanto lui è stato fortunato ad arrivare fino a quella età con malattie importanti che gli hanno segnato il fisico ma non la voglia di vivere....il suo motto è" mai aver paura di morire ,l'importante è non avere fretta"...grande il mio papi....baci SANDRA....

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    1. Cara Sandra, mi approprio del motto di tuo padre e lo faccio mio :-D Mi piace molto eh eh!!
      Un abbraccio

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