lunedì 13 agosto 2012

Cosa ne sa chi non ti capisce...

Chi non capisce il perché del tuo stato d'animo, della tua sofferenza... Cosa ne sa...
Dello stravolgimento che la malattia porta nella tua esistenza?
Del dramma psicologico che ti investe?
Dei cambiamenti peggiorativi che repentini ti distruggono?
Dell'ansia, della fobia e della paura che ti ossessionano?

Cosa ne sa...
Di sentirsi invecchiati improvvisamente?
Di non riconoscere se stessi?
Di vedersi andare in frantumi?
Del terrore costante?

Cosa ne sa...
Del dolore che ti consuma?
Delle lacrime che ti affogano?
Delle urla che ti restano strozzate in gola?
Della fatica di andare avanti e far finta che tutto sia normale?

Cosa ne sa chi non ha mai voluto sapere?

3 commenti:

  1. Chi non vuole sapere di solito è chi non ha avuto - beato lui - certe esperienze, e l'egoismo, o peggio l'indifferenza, diventano più forti del donare. Curare un dolore del corpo, una malattia è possibile, è fattibile e tu stai vivendo questo, senza mettere ipoteche sul futuro. Ma la cura di un'anima è ben altra cosa, e credo di questo tu abbia bisogno. Non durano a lungo le risate, i giochi, le cene in compagnia: poi si rimane soli. E curare un'anima significa prima di tutto spogliarsi di sé stessi ed entrare negli occhi dell'altra persona, indagare i suoi sentimenti, dolori, paure; scoprire che spesso sono i nostri stessi sentimenti che teniamo nascosti, coperti dalla polvere della nostra paura, a volte dall'ipocrisia. Così diventa difficile raccogliere le tue lacrime, le tue urla, la tua fragilità. La cura del corpo si può delegare ai "tecnici", quella dell'anima no. E non credo serva tanto la psicologia, lo scavare nella psiche, quanto forse un po' d'amore, di voglia di ascoltare, di raccogliere lacrime e rabbia e disperazione come fossero tesori da custodire in sé. Anche di una carezza, una coccola. Sarebbe bello poter dire "ecco Barbara, vorrei che la tua vita, se non lieta, fosse almeno sicura", e pensare con orgoglio e tenerezza che 'almeno una briciola di questo può essere merito mio, dell'aver donato tutto di me'. Sai Barbara, la sofferenza può dividere, ma può anche unire. Le tue parole mi hanno colpito: sembra davvero tu voglia lanciare un appello, una richiesta d'aiuto. Avrai certo tantissimi amici, conoscenti, persone che ti vogliono bene, ma certi momenti di disperazione saranno sempre soltanto tuoi.
    Hai messo in pubblico la tua fragilità: anche questo è coraggio. Vorrei poterti aiutare, dimmi tu come. Vorrei rubare un po' del tuo terrore, della tua ansia e farli miei perché tu possa essere un po' più leggera, anche se sarebbe un palliativo. Ma lo farei con tutto il cuore. Se pensi che anche le parole possano servire sono qui, sempre, sai come rintracciarmi.
    Scusa se mi sono dilungato.
    Un abbraccio infinito,
    amerigo

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    1. Come al solito rimango rapita dalle tue parole. Hai colto nel segno. Quello che mi è mancato in questo periodo è stato proprio l'amore. Non quello della famiglia, non quello degli amici. Amori preziosissimi, ovvio. Ma l'amore dell'unica persona che avrebbe potuto alleviare tanti dolori. Ho lanciato più volte "richieste di aiuto" ma sono cadute nel vuoto. Non do colpe, l'amore si sente o non si sente. Non si può pretendere. E prima o poi arriverà anche per me, forse. Io non lo aspetto più.

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    2. se vuoi scrivimi via mail, Barbara. possiamo parlare meglio. sei come uno specchio, non è difficile intuire quello che provi, cerchi, ti manca. basta un po' di sensibilità, forse un po' di rispetto e amore per la donna (parlo per tutte le donne, non solo per te). e su "io non lo aspetto più" c'è molto da dire. dai, ti aspetto sul "nostro blog personale". un sorriso, un abbraccio.
      amerigo

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