lunedì 16 luglio 2012

L'egoismo del malato

Può arrivare un momento, nella malattia, in cui il malato vuole sentirsi egoista. E ha tutto il diritto di esserlo. Non è nemmeno una questione di volerlo essere davvero. Ma la rabbia che ti cresce dentro può portarti a pretendere cose che in un altro contesto e in un'altra situazione non richiederesti con tanta insistenza. Al malato è stato strappato violentemente così tanto, che si sente in diritto di strappare a sua volta a qualcun altro. Di strappare cosa?
Nel mio caso io volevo strappare ad A. il suo amore per me. Che un tempo c'era stato. Ma che purtroppo era già finito da un pezzo. La malattia aveva amplificato enormemente il senso di abbandono che non ero mai riuscita ad elaborare davvero. Poco dopo esserci lasciati, infatti, io mi sono ammalata e lui mi è sempre stato vicino. Ma lo ha fatto perché è rimasto dell'affetto per me, perché per lui sono stata importante. Non l'ha fatto per nessun altro motivo. O almeno non l'ha fatto per il motivo che io speravo.
Mi sono illusa che in lui potesse rinascere l'amore che provava per me un tempo. E se anche per un attimo ci fosse stata qualche tenue speranza... Io, con il mio comportamento, l'ho bruciata.
Ero arrabbiata. Non riuscivo ad accettare il fatto che lui non fosse tornato ad amarmi dopo aver sfiorato la possibilità che io avessi potuto andarmene da un momento all'altro, a causa della malattia. Il pensiero di potermi perdere per sempre non l'aveva fatto tornare. E per me questo significava che lui in realtà non mi aveva mai amato davvero. Ho sofferto terribilmente. In alcuni momenti ho pensato addirittura che lui mi facesse soffrire e stare male ancor più del cancro.
E sì. Con il mio comportamento io l'ho allontanato. L'ho perso. Non so se per sempre. In cuor mio continuo a sperare di poterlo incontrare di nuovo un giorno e ricominciare. Perché ora sono una persona diversa, migliore. Lascio fare alla vita, a quello che ha in serbo per me, per noi. Se è destino le nostre strade torneranno ad incrociarsi. Nello stesso pazzesco e incredibile modo in cui si erano incrociate quando ci siamo conosciuti la prima volta. Ti voglio bene A., tu meriti il meglio.

2 commenti:

  1. Ciao Barbara! Tramite twitter ho conosciuto il tuo blog.. Sai credo sia stato il titolo a incuriosirmi al punto di cominciare a leggerlo..Io per fortuna nn ho mai avuto a che fare in prima persona con il "cavaliere oscuro", ma purtroppo x ben due volte sono stato vicino alla mia mamma in tutte le tappe di questo oscuro viaggio..la prima volta ero piccino e nn capivo appieno la situazione..la seconda volta è successa qualche anno fa., ma se devo essere sincero nn ho afferrato appieno cosa prova veramente chi sta male... Come scrivi tu, nn è semplice stare vicino a chi prova tanto dolore..chi sta male cerca di proteggersi e proteggere chi ama diventando "ermetico".. Leggere i tuoi pensieri mi ha aiutato a capire..e per questo ti ringrazio...un'altra cosa che mi ha colpito molto è come in momenti cosi difficili, dove x natura una persona dovrebbe pensare a se stessa, i pensieri vadano continuamente alla persona ke si ama. Sai credo ke questo non sia egoismo come in tanti affermano, al contrario credo ke sia vero amore...la capacità di amare qualcuno anche in situazioni così estreme...
    Vorrei scriverti altre 1000 cose ma mi fermo qui altrimenti viene un romanzo :)
    Continuerò a leggere con piacere i tuoi pensieri.

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  2. Ciao Gianfranco! Che piacere leggere il tuo bel commento ^^
    Sai, io sono convinta del fatto che a volte sia più difficile affrontare la situazione per chi ci sta accanto che per noi stessi. Non so se leggere come io ho affrontato il tutto possa esserti effettivamente di aiuto per capire meglio tua madre, sai, ognuno di noi reagisce a modo suo. Ma magari posso offrirti delle chiavi di lettura per tentare di comprendere meglio. Torna a scrivermi quando vuoi, a me fa molto piacere. Grazie ;-)

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