mercoledì 11 luglio 2012

La prima volta dal senologo

Il 21 luglio 2011 per la prima volta mi reco al reparto di senologia del Policlinico Gemelli a Roma.
Il Prof. M., persona meravigliosa, che porterò sempre nel mio cuore, mi ha fissato un appuntamento non appena l'ho chiamato. E già al telefono mi ha detto di star tranquilla.
Non so ancora contro cosa combatto, non so ancora cosa ne sarà di me. In testa ho solo un pensiero fisso: "Ho un tumore. Ho paura di morire. Non avrò più un domani".
La paura di morire dovrebbe essere insita in ognuno di noi. Poche chiacchiere: chiunque può andarsene da un momento all'altro. Chiunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo, indipententemente da quanti anni hai. Questa consapevolezza giace silente in ciascuna persona. Lo sappiamo, inconsciamente ne siamo consapevoli ma non ci preoccupa più di tanto, se non c'è un motivo a risvegliare la paura, trasformandola da silente a rumorosa come un uragano. Se non fosse silente non ci sarebbe più permesso di vivere, di fare progetti...
Credo che il momento inziale della malattia sia il peggiore di tutti. E' il peggiore perché stai facendo gli accertamenti e nella tua testa frullano vorticosamente mille pensieri cupi. Inizialmente non c'è spazio per ottimismo e pensieri positivi. Quando ancora non sai, pensi solo che morirai e non ce la farai. Temi di esserti accorta del male troppo tardi e immagini metastasi ovunque, vedi la tua vita cambiare da un giorno all'altro... A 28 anni, ad un passo dalla seconda laurea, con la voglia di andare a Milano a fare un master di diritto amministrativo e di cominciare davvero la tua vita... E' un baratro che ti si spalanca davanti! Cambia la tua vita, in peggio, e quella delle persone care che hai accanto.
Io sono stata e sono circondata da persone fantastiche, per fortuna. I miei genitori in primis, e poi nonni zii cugini... Gli amici e le amiche, A. che è il mio angelo custode in terra.
E il giorno che ho fatto la prima visita nel reparto di senologia ero accompagnata da mia madre (ovviamente) e da tutti i miei zii, che avevano fatto km in auto per poterci stare accanto e non lasciarci sole in un momento terribile.
Nel reparto di senologia il personale è grandioso. Infermiere e medici disponibili e affettuosi.
Attendiamo più di un'ora prima che il Prof. M. mi riceva. Quante donne ci sono lì ad attendere... Quante storie diverse eppure uguali dietro ognuna di loro... Più tardi, dopo una frequentazione ormai abituale del posto, inizierò a capire chi arriva per la prima volta, chi già sa e chi ancora no. Imparerò a riconoscere la paura, ad avvertire la tensione sui volti.
La prima visita con il Prof. M. fu soprattutto un'introduzione, una panoramica su ciò che mi sarei potuta aspettare. Una carrellata di possibili scenari insomma. E da quel giorno, per un mese, mi sottoposi a tutti gli esami di accertamento. Per dare un nome e un volto all'inquilino abusivo che si era insediato nel mio corpo. Un mese strano, sempre imprigionata nel mio "limbo di eterno presente". In cui comunque non rinunciai a vedermi con gli amici. In cui andai a Milano per stare con A. e con lui ho trascorso 3 giorni bellissimi, giorni in cui la malattia non c'era, era stata lasciata a casa.

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