mercoledì 18 luglio 2012

Io non giudico e non condanno

In questi giorni mi è capitato di leggere storie di abbandoni. Di persone che si sono ammalate e sono state abbandonate. Molto spesso l'abbandono è stato causato dall'inasprimento dei rapporti: il malato può iniziare ad assumere atteggiamenti poco tolleranti, può avere reazioni eccessive. Insomma, diventa non più così facile stargli accanto.
A volte l'abbandono arriva perché la persona che ci è vicina non si sente forte abbastanza per sopportare il peso e affrontare il duro percorso della malattia. Non tutti ne siamo in grado. E non possiamo chiedere sforzi impossibili a chi non si sente di poterli affrontare. Ci vuole coraggio di fronte alla malattia. E non tutti lo hanno. Lo stesso malato scapperebbe dalla malattia, se fosse in grado di scindersi dal proprio corpo.
Ho sentito storie di figli che hanno abbandonato i genitori. Di mariti e mogli che hanno lasciato i consorti. Di amici che sono spariti. Di fidanzati che hanno scelto di interrompere le relazioni. Di genitori che hanno preferito lasciare un neonato in ospedale, dopo averlo dato alla luce, perché affetto da gravi patologie.
Sono storie che fanno male. Che suscitano rabbia e portano a ritenere, prima di tutto, che la persona che fugge, abbandona e va via, non ami il malato. Io rifuggo da questa spiegazione semplicistica e preferisco pensare che non tutti, appunto, hanno il coraggio e la determinazione di affrontare la malattia.
Perché può fare davvero molta paura. E così come ci sono persone in grado di starti accanto, e di darti coraggio, e di farti forza, e di non lasciarti nemmeno per un secondo... Così possono esserci persone che magari non si sentono all'altezza di fronteggiare un simile avvenimento. Magari la loro paura è solo iniziale. Forse, in seguito, torneranno pentite, si faranno animo e combatteranno accanto al malato. O non torneranno più e rinunceranno ad un'esperienza di vita che toglie ma dona anche.
Ebbene... Io queste persone non le giudico e non le condanno. Ma le capisco. Non condivido il loro atteggiamento, non le giustifico. Ma le comprendo.

10 commenti:

  1. Io non le comprendo! Specie quando chi lega l'abbandonato al figgiasco era un vincolo di sangue o comunque forte ! Se poi si tratta di neonati è un gesto che condanno!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che sia troppo semplicistico parlare quando non si vive direttamente la situazione. Moralmente la fuga è un atto da condannare. Ma non siamo tutti uguali...

      Elimina
  2. Cara Barbara, come sempre ammiro la tua forza, si, perchè ci vuole molta forza per poter comprendere gesti simili.
    Il bene vero, a mio parere lega ancora di più in qualunque modo si presenti l'ostacolo e sopratutto non abbandona mai.
    Io, purtroppo non so perdonare nemmeno l'amico che abbandona l'altro amico, proprio nel momento in cui ha più bisogno di lui.
    No, mi spiace, io non so perdonare e provo astio verso queste persone, che si presentano poi piangendo, quando ormai non possono più recuperare nulla.
    Emma

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Emma, anche tu hai ragione. Hai ragione da vendere. Ma io provo a guardare oltre, a capire il perché della fuga. A volte è vigliaccheria, altre volte è perché non c'è amore. Ma a volte ci può essere anche la paura. E la paura spesso ti fa compiere dei gesti sbagliati e prendere delle decisioni erronee

      Elimina
  3. Io non le giustifico e non le comprendo. Perchè si rifiuta il dolore di un parente di un amico, per puro e semplice egoismo. Si ha paura di soffrire più della persona che soffre. Che poi un malato, se ha vicino persone che non gli fanno pesare il suo stato, affronta con coraggio e voglia di vivere la sua malattia, per grave che sia. E così che si giunge all'aborto. Parli di abbandono di neonati. Vedi, io una mamma, specialmente se molto giovane, se porta a termine la gravidanza e poi, per paura o necessità, abbandona in ospedale il proprio bambino, non la giudico perchè se non altro ha dato la vita senza toglierla. Se poi il bimbo è malato, ci sarà sempre qualcuno che si prenderà cura di lui e magari dargli la possibilità di curarsi e guarire.
    La malattia non cambia ciò che si era prima di ammalarsi. Una persona resta tale anche da malato, qualunque sia il tipo di malattia. Ha la stessa dignità di una persona sana e per questo va tutelata.
    Ciao
    Silvan

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Silvan, grazie per aver espresso il tuo parere. Sì, è vero. A volte può esserci dell'egoismo di fondo. Ma non è sempre così. E per fortuna, per alcune persone che se ne vanno, ne abbiamo tante altre che ci restano accanto e combattono insieme a noi. Un abbraccio

      Elimina
  4. Scusa non ho lasciato il mio indirizzo. Lo lascio adesso!

    RispondiElimina
  5. In effetti neppure io riesco ad accettare un comportamento del genere. Tutti vorremmo scappare. Per quelle persone si vede che è più forte la paura di soffrire che l'affetto per la persona che ha bisogno di noi.
    Giancarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche secondo me è così
      Emma

      Elimina
  6. Lo so, capisco benissimo che il mio sia un concetto difficile da accettare e da vedere in altro modo. Rispetto la vostra opinione, in parte la condivido ma poi penso anche ciò che ho scritto nel post

    RispondiElimina