lunedì 16 luglio 2012

5 novembre 2011 - Primo ciclo di chemio, anzi no

Impiantato il port sotto pelle, il 5 novembre 2011 si partirà con il primo dei sei cicli di chemio che mi attende. Un ciclo ogni 21 giorni. Qualche giorno prima devo fare ecg ed ecocardiogramma. La mattina del 5, non appena giunta al reparto di radiochemio, mi effettueranno le analisi del sangue. Controlli di routine per capire se è tutto in regola.
Come mi sento? Mah... Sono arrivata rassegnata alla vigilia di questo importante appuntamento. La chemio si deve fare e basta. C'è poco da discutere. E abbattersi non servirà a nulla.
Ma la sera prima è difficile addormentarsi. Il pensiero va alla sera successiva, post chemio. Come reagirò? Starò molto male? Vomiterò? Che reazioni avrò? Inutile negarlo, c'è paura e ansia.
La mattina del 5 novembre arrivo al reparto di radiochemio. Sono con mia madre.
La prima volta che si entra in quel reparto ci si sente davvero male. Ma l'ambiente è accogliente e gli infermieri sono fantastici, ti fanno sentire da subito il loro affetto e tentano in tutti i modi di presentarti una situazione serena. Il programma della giornata sarà: prelievo del sangue, colloquio con l'oncologa, inizio del trattamento con il primo ciclo di chemioterapia.
Attendo un po' prima che l'infermiera mi faccia entrare nella sala somministrazione per il prelievo del sangue. E così passiamo un po' di tempo nella saletta dove ci sono gli altri pazienti in attesa di entrare per il loro ciclo di chemio o parenti che li accompagnano. Mi tranquillizzo perché vedo altri pazienti che devono aver già subito diversi cicli di chemio parlare, scherzare ed essere sereni (almeno apparentemente).
L'infermiera mi chiama e mi conduce nella sala somministrazione. Qui i pazienti sono seduti su dei lettini e hanno accanto le flebo con i medicinali da iniettare. Ci sono 5 lettini, molto simili a quelli che si vedono dal dentista. E alle pareti ci sono 2 schermi televisivi accesi, per guardare qualche programma e far passare il tempo. Appena entri ti salutano tutti. Le infermiere corrono ad abbracciarti e baciarti. Si presentano perché vogliono essere chiamate per nome. Ti offrono dolci. Sembrano tutti amici lì dentro. Ma io mi sento molto a disagio. E noterò lo stesso disagio negli occhi di tutti i nuovi pazienti che mi capiterà di incontrare durante la mia frequentazione del posto.
Poco dopo aver fatto il prelievo del sangue mi accompagnano nello studio dell'oncologa. Qui mi viene data una lista con tutti i medicinali di supporto per la chemioterapia (cortisone, antibiotici, anti-vomito, anti-nausea, protezione ormonale, antipiretici, gastroprotettori...), mi vengono date informazioni di ogni genere e... mi viene detto che quel giorno non avrei potuto fare il primo ciclo di chemio!!
Perché non ho ancora fatto l'iniezione di Decapeptyl, le mie ovaie non sono assolutamente protette e se mi sottopongo a chemioterapia c'è l'altissimo rischio che diventi sterile. In più la dottoressa mi parla della possibilità di andare a Bologna e di sottopormi ad un intervento di laparoscopia, per il prelievo del tessuto ovarico da crioconservare. Mi dice che lei deve farmi sapere di questa possibilità. Che questa tecnica di crioconservazione è in fase sperimentale e che dunque non mi assicura nulla. Ma che esiste e un domani potrebbe darmi qualche opportunità in più, nel caso avessi difficoltà ad avere figli in modo naturale. Ovviamente accetto di sottopormi a questo intervento. Ho appena 28 anni. In quel momento i figli sono l'ultima cosa a cui penso ma fra 5/6 anni, quando tutto sarà passato, magari avrei una situazione tale per cui potrei desiderarne.
La dottoressa N. mi mette subito in contatto con la dottoressa F. al Sant'Orsola di Bologna.
Il 7 novembre sarei partita alla volta della città emiliana per le visite e i colloqui. Il 14 novembre sarei entrata in sala operatoria per la seconda volta in breve tempo.
Successivamente, per altri avvenimenti di cui parlerò in seguito, rivaluterò il mio viaggio a Bologna. Se avessi saputo determinate cose, forse non avrei accettato di far crioconservare il mio tessuto ovarico. Poi vi dirò...

4 commenti:

  1. Ho letto tutto d'un fiato questo splendido blog in ogni sua sfumatura: mi piace come descrivi momenti difficili, trasformandoli con tanta naturalezza in forza e coraggio.
    Usa sempre questa forza come un combustibile che ti farà affrontare questo tuo viaggio con la certezza di giungere ai risultati sperati.
    Te lo auguro con tutto il cuore
    In bocca al lupo
    Emma

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  2. Grazie cara Emma. Grazie perché ciò che scrivi mi ripaga del lavoro che sto facendo prima di tutto su me stessa. Mi prendo tutto il tuo augurio e la grinta che trasmetti. E ne farò buon uso. Un abbraccio!

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  3. Ciao BARBARA !! Un abbraccio! Gianluca

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