sabato 14 luglio 2012

18 ottobre 2011 - Il mostro diventa realtà

Il 18 ottobre 2011 mi viene fissato un appuntamento con il Prof. M.
E' arrivato l'esito dell'esame istologico effettuato sul materiale prelevato durante l'intervento.
Il Prof. M. e un'altra dottoressa procedono prima con il medicarmi le ferite. Sono due persone allegre, sempre pronte a farti ridere e a scherzare su tutto. Questa volta però sento che c'è tensione nell'aria.
Io so che loro sanno cosa il Prof. M. sta per dirmi. Loro conoscono il mio futuro a breve scadenza.
Perché questa volta si respira un clima diverso nell'aria? Cosa mi dovrà essere comunicato?
La medicazione termina. Torno ad accomodarmi sulla sedia, accanto a mia madre. Il Prof. M. si siede davanti a noi, al suo tavolo.
Stavolta non resta in silenzio.
Mi comunica che il tumore è stato asportato, che è andato tuttto bene. La grandezza del tumore. Mi dice che i linfonodi sono a posto e che è stata trovata solo una micrometastasi nel linfonodo sentinella.
E poi mi comunica ciò che non avrei mai voluto sentire.
Ero partita alla volta di Roma con la grande speranza che la brutta avventura si fosse arrestata all'intervento chirurgico. E invece niente.
Mi comunica che devo fare chemioterapia.
Il mostro prende forma davanti a me. Il mostro ora è reale. Tutte le mie paure si materializzano davanti ai miei occhi.
E così devo immediatamente recarmi nello studio del dottor P. Lui è l'oncologo che mi seguirà e che mi spiegherà tutto l'iter delle cure.
Mi trovo di nuovo nel limbo. La mia mente torna a scappare altrove. Ho la testa che mi gira. Provo uno strano malessere ma ancora non realizzo un bel niente. Cosa succederà nei prossimi mesi? Non può essere reale tutto questo. Io volevo riprendere a studiare, volevo riprendere la mia vita, io ho i miei sogni da inseguire, ma cosa vogliono questi medici da me, tutto ciò non può essere reale. Non può.....
E mentre sono nella confusione più totale, mi ritrovo davanti all'oncologo. Un medico che si occupa di tumori. Oncologo... Tumori.... No, non può succedere a me.
Il dottor P. parte con la sua mitragliata di informazioni. In pochi minuti mi trivella scaricandomi addosso tutto quello che dovrò fare nei prossimi 6 mesi, gli effetti collaterali che potrò subire, le conseguenze... Io non ci sto capendo più nulla, la maggior parte di ciò che mi viene detto non lo ascolto neppure. Sono altrove. Non sono lì.
La prima cosa che in assoluto gli domando è questa: "Mi cadranno i capelli?".
"Sì, ti cadranno. Tutti. Subito. Cadono a tutti. Se a te non cadessero non saprei come giustificarmi con gli altri!". Spiritoso.... Ma io ormai ho davanti solo l'immagine della mia testa calva.
Si parte il 25 ottobre. Quando dovrò essere in reparto per inserire il port. Non so nemmeno cosa sia il port. Adesso è mio fedele compagno da diversi mesi.
Non so se sia casuale o meno... Ma lo studio del dottor P. è ricavato all'interno del reparto e non ha finestre... E' un caso o no che non abbia finestre? Vogliono evitare che qualcuno possa avere degli strani istinti?!? Ah ah ah ah!!! Questo particolare mi balena in testa solo successivamente. Non male come teoria.
E di nuovo dovrò comunicare a tutti la notizia. E di nuovo chiamerò A. e piangerò al telefono. E lo farò mentre abbraccio il cuscino. Perché chiudendo gli occhi e ascoltando la sua voce, possa avere l'illusione di abbracciare lui in questo momento terribile.
La pima ed unica cosa che riesco a pensare lucidamente è che devo correre da A. Lui ovviamente non si tira indietro. Due giorni dopo, il 20 ottobre 2011, sono da lui, a piangere tra le sue braccia. E questa volta non devo costringere la mia mente a credere che il cuscino che stringo forte sia lui. Piango sul petto di A., tra le sue braccia. Lì sono sicura che nulla di male possa accadermi.

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